Le mura medievali, che circondano il centro storico seguendo lo snodarsi di un fossato, sono considerate tra le meglio conservate al mondo e si possono percorrere lungo il perimetro di quasi 2 km. Elevandosi per circa 6-8 mt, oltre il parapetto e la merlatura, presentano in media 1 mt di spessore e 4 porte che ne consentono l’accesso in corrispondenza dei punti cardinali. Sporgenti di circa 3 mt dalla linea delle mura, si stagliano ben 24 torri di guardia alte oltre 17 mt, che conferiscono un’indiscutibile bellezza architettonica all’efficacia difensiva. Il grande effetto scenografico viene ulteriormente marcato dalle luci che le illuminano la sera.

CURIOSITA’:

  • Col venire meno dell’efficacia bellica, dal ‘400 in poi le torri vennero adibite a depositi o addirittura ad abitazioni, prendendo così denominazioni diverse in base a chi l’aveva in cura o alla posizione: ecco allora “Torre Squarzacoje”, “Torre della Spinà”, “Torre del Boxio”, quella “dell’Ungaro”, “del Ziron”, “La Berica”, “La Ciconia”, etc.
  • La “Torre dei Battù”, munita di guglie e finestroni e visibile al lato nord delle mura, è l’attuale campanile della città: costruito sopraelevando una delle torri di cinta, venne modificata nel 1602 in torre campanaria del Duomo.

L’accesso alla città era inizialmente controllato solo a oriente dalla porta fortificata di Castel San Zeno che conduce verso Padova (denominata, per l’appunto, Porta Padova) e ad occidente, verso il veronese, dalla Rocca degli Alberi (cd. Porta Legnago). Per agevolare le comunicazioni con il porticciolo fluviale del Frassine e sulla via per il vicentino, nel 1504 venne aperto un terzo varco a nord con il nome di Porta Nova, ora Porta Vicenza; mentre Porta XX Settembre fu aperta a fine ’800 per facilitare l’accesso alla stazione ferroviaria, inaugurata nel 1885. Una passeggiata lungo le maestose mura di cinta vi consentirà di apprezzare un alternarsi di materiali e tecniche di costruzioni diverse (ad esempio il tratto carrarese alterna strati di laterizi a blocchi di trachite), a testimonianza della storia della città. I vistosi rappezzi in mattone sul lato Ovest testimoniano i danni subiti con l’assedio durante la Guerra dei Cambrai del 1509, quando Montagnana, entrata nell’orbita della Serenissima, aveva ormai perso importanza come piazzaforte militare. Qua e là si intravedono residui di intonaco: pare infatti che nel medioevo le mura, coronate da merli di tipo guelfo, fossero state intonacate per renderle lisce e scivolose al nemico. A metà cortina, si nota come manchi il parapetto, spazio argutamente lasciato quale postazione di macchine da guerra, forse una bombardella o una balista. Altre particolarità sono le feritoie: poste ad altezze sfalsate per consentire l’utilizzo di arco o balestra a distanze diverse, alcune sono dotate di caditoia che fungeva da scarico delle immondizie o, prima ancora, da latrina per gli arcieri, scivolando direttamente sul fossato sottostante.

CURIOSITA’:

  • Contrariamente a quanto si pensa, non era l’olio bollente il pericolo maggiore per il nemico. Acqua non potabile, vino diventato aceto e sabbia arroventata erano meno costosi e venivano utilizzati più di frequente come una spietata atrocità nei confronti di eventuali assalitori, penetrando ferocemente negli interstizi delle armature.

Dal lato interno, anche il camminamento di ronda risulta di ampiezze diverse, tanto che in alcuni tratti se ne rendeva necessario l’allargamento con tavole in legno, purtroppo facili da bruciare. A pittoresche casine colorate addossate alle mura, si alternano tratti in cui risulta apprezzabile immaginare i grandi armadi a muro (cd. canipe) che venivano utilizzati come imponenti magazzini per salvaguardare raccolti e beni da eventuali saccheggi e per avere di che sopravvivere in periodi belligeranti. Le mura della città sono disposte in modo tale da consentire che a mezzodì le 7 torri del lato sud coprano con la loro ombra l’intervallo esatto di parapetto fra la torre stessa e il primo merlo alla sua sinistra. Il pittoresco vallo attorno alla cinta si potrebbe definire come un “fossato record” variando dai 20 agli oltre 40 mt nel lato Sud, anziché i classici 10 mt.

CURIOSITA’:

  • Si racconta che un montagnanese familiare di uno scaligero, tale Pela, fu sorpreso a misurare la larghezza delle fosse; per questo Ubertino Da Carrara, signore del tempo, fece arrestare la sua famiglia con l’accusa di spionaggio. È noto infatti che maggiore è la larghezza del fossato esterno, più arduo risulta il compito di espugnare la città.
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