Iscritta dall’UNESCO nel patrimonio mondiale dell’umanità nel 1996, questa villa palladiana è insieme palazzo di città e casa di villa, apparendo più come un palazzo extraurbano che come una villa vera e propria. Commissionata al maggior architetto del tempo da Francesco Pisani, rappresentante di una delle più nobili famiglie di Venezia il cui stemma campeggia sulla facciata principale, fu edificata attorno la metà del XVI secolo nell’ottica di divenire centro pulsore delle attività agricole derivanti dai possedimenti della famiglia patrizia, oltre che ovviamente come luogo di villeggiatura. Sembrerebbe che Pisani lo volle raffrontato al Castello di S. Zeno per sfidarne la mole.

Caso raro nella produzione palladiana, Villa Pisani Placco, che ben riflette il gusto sofisticato del proprietario pur nel suo volume pressoché cubico, è disposta su due piani: gli appartamenti padronali occupano il piano superiore dove permane un particolare soffitto a cassettoni, mentre l’inferiore era utilizzato per trattare affari o accogliere gli fittavoli. Per la prima volta compare in una villa un doppio ordine di semi-colonne e un doppio loggiato coronato da timpano, soluzione palladiana che s’incontra anche in Palazzo Chiericati a Vicenza. Dal punto di vista artistico, meritano attenzione anche le eleganti sculture con le allegorie delle Quattro Stagioni ospitate dall’atrio di ingresso ed opera di Alessandro Vittoria, artista poco prima impegnato nel palladiano palazzo Thiene a Vicenza.

CURIOSITA’:

  • Una sala della villa ospitava un dipinto a olio del Veronese, dal titolo “La famiglia di Dario ai piedi di Alessandro [Magno]”, oggi conservato alla National Gallery of London.
  • La villa, di proprietà privata, è visitabile all’interno solo in alcune giornate dell’anno quando la famiglia ne apre le porte organizzando visite guidate tramite associazioni culturali della città.

Così la descrive lo stesso Palladio, noto ai più per le sue opere in terra vicentina, ma in realtà di origini padovane, in “I quattro libri dell’architettura”:

La seguente fabrica è appresso la porta di Montagnana castello del Padoano, e fu edificata dal magnifico signor Francesco Pisani: il quale passato a miglior vita non la ha potuta finire. Le stanze maggiori sono lunghe un quadro e tre quarti: i volti sono a schiffo, alti secondo il secondo modo delle altezze de’ volti; le mediocri sono quadre, & involtate a cadino. I camerini, e l’andito sono di uguale larghezza: i volti loro sono alti due quadri. La entrata ha quattro colonne, il quinto più sottili di quelle di fuori: le quali sostentano il pavimento della sala, e fanno l’altezza del volto bella, e secura. Nei quattro nicchi, che vi si veggono sono stati scolpiti i quattro tempi dell’anno da messer Alessandro Vittoria scultore eccellente. Il primo ordine delle colonne è dorico, il secondo ionico. Le stanze di sopra sono in solaro. L’altezza della sala giunge fin sotto il tetto. Ha questa fabrica due strade dai fianchi, dove sono due porte, sopra le quali vi sono anditi, che conducono in cucina, e luoghi per servitori.

Come un “Paraiso” la descrive invece il poeta e pittore Giambattista Maganza detto il Magagnò, uno degli artisti che Francesco Pisani accoglieva in villa, amando circondarsi di una piccola corte di letterali e artisti di alto livello tra cui il Palladio, il Veronese, lo scrittore di commedie Ruzante e lo scultore Alessandro Vittoria:

El Pallabio, Menon, e Magagnò,
Pianze con pianzerae tanti puttieggi
El so Pisan, ch’è sotto a sti quarieggi,
E el pianzerà fin che g’harà el fiò.

Vegniesia è ricca, e grande con se sà,
Tamentre un vertuoso poueretto
Solamen da un Pisan g’heua recetto
Ch’a bella forza el se’l tiraua in chà.

Chiue è un Pisan pì slibral verso agnon
De sier Mezenà, perche quel nascé
A i buoni tiempi, e questo a’n tempo chè,
L’iera tegnù virtù l’esser poltron.

Dasche Pisan tiè morto el m’è deuiso,
Che’l pianza inchin le prì de’l to pallazzo
Da Montagnana, ch’iera de solazzo,
E de vertù, e de requie un Paraiso

L’area attorno alla villa è detto Borgo Veneziano in quanto ospitava lussuose dimore dei patrizi veneziani. Dall’altra parte della strada rispetto Villa Pisani, si trova l’imponente Palazzo Giusti-Chinaglia, oggi sede del centro per disabili della città, che ospita un parco retrostante con serre e ghiacciaia originali. Sullo stesso lato di Villa Placco si ergono invece Palazzo Giusti Sammartini e la casa quattrocentesca dei Gatteschi, legati al grande capitano di ventura Gattamelata. Infinte si noti la delicatezza di forme di Ca’ Mocenigo, la palazzina di caccia conosciuta come Loggetta del Veneziano e che con il suo portichetto colonnato e le sue proporzioni ricorda i piccoli ospedali toscani del ‘400.

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